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Professor Stephen Hawking has pleaded with world leaders to keep technology under control before it destroys humanity.

venerdì 9 gennaio 2015

THE VIRTUAL DISCONNECTION Amore Virtuale Pornodipendenza Asessualità

Pornography, anime cartoons, texting, video games and Facebook are pulling an entire generation away from traditional relationships.


The virtual world, despite its potential for good, is ruining people’s lives as never before in history. One of the tragic, recent victims of Internet addiction is the Japanese family.
One 2014 statistic claims that one third of Japanese under-30-year-olds have never been on a date … ever! A survey by the Japan Family Planning Association reported that 49 percent of single women and 61 percent of men aged 18-34 are not in any kind of romantic relationship.
More surprising still, 45 percent of Japanese single women and 25 percent of Japanese single men aged 16-24 claim they aren’t even interested in sexual contact.
Guardian writer Abigail Haworth cites a “flight from human intimacy” as Japanese youth lose themselves in a virtual world of pornography, anime cartoons, Twitter, Instagram, texting, video games and Facebook romances. Indeed, there’s even a Japanese word used to describe young Japanese men who have chosen to tune out, abandon traditional relationships, and immerse themselves in their own fantasy worlds. Known as Otaku, these young men are increasingly choosing virtual girlfriends over real relationships.
Two such Otaku, interviewed by BBC correspondent Anita Rani, are dating Nintendo computer game avatars named Rinko and Ne-ne. Both these men take the video consoles containing Rinko and Ne-ne on bike rides to the park. They take photos together with their virtual “girlfriends” and buy them birthday cakes.
“At high school you can have relationships without having to think about marriage,” said one of these men. “With real girlfriends, you have to consider marriage. So I think twice about going out with a 3D woman.”
In other words, technology has progressed to the point where individuals like this man can at least superficially fulfill their social and sexual desires without having to give anything back to a “3D woman.”
This is a sad state of affairs that is destroying individuals, families and nations. Even setting aside moral and spiritual ramifications, Japan is being destroyed by a demographic crisis. So few children are being born, that by the year 2060, about 40 percent of the islands population will be senior citizens. An economy cannot support that many elderly when there are so few working age individuals.
God created humans as social beings. He created the institutions of marriage and family to teach mankind how to live the give way of life. Of course, not everyone has to get married, but everyone does have an obligation to give of themselves to other human beings. 
One reason sins like pornography, fornication, adultery and Internet addiction are so grievous is that they focus people on their carnal lusts, pulling them away from truly serving others. Isolating yourself from normal human relationships to date a virtual “girlfriend” falls into this same category.

Japanese Youth Abandon Traditional Relationships for Virtual Girlfriends January 7, 2015 ANDREW MIILLER

Li chiamano "Uomini erbivori" (草食系男子 Sōshokukei-danshi?) o uomini divora-erba[1], è un'espressione giapponese con cui si evidenziano l'asessualità e i tratti della personalità di uomini che sono «generalmente passivi verso le relazioni (con l'altro sesso) e attratti da passatempi tradizionalmente considerati femminili»[2].
Il termine è stato coniato nel 2006 e si è diffuso nel 2008-2009, periodo nel quale sono stati pubblicati diversi libri sull'argomento[2].
Secondo un sondaggio del Japan Times, nel gennaio 2011 oltre un terzo dei giapponesi maschi tra i sedici e i diciannove anni non era affatto interessato al sesso (il doppio rispetto agli intervistati nel 2008), e oltre il 40% degli uomini sposati non aveva avuto rapporti sessuali da un mese o più[3].
Il fenomeno non è stato ancora ufficialmente documentato in altri Paesi asiatici, ma si è diffuso su buona parte del continente insieme alla cultura giapponese: Agenzia Nuova Cina ne parlò il 1º dicembre 2008, mentre il libro di Masahiro Morioka Lezioni d'amore per i ragazzi erbivori fu tradotto in cinese tradizionale nel 2010 a Taiwan[4].

Eppure il Giappone  è il Paese delle grandi sperimentazioni erotiche, della più fiorente industria del sesso del mondo (20 milioni di euro all’anno), degli hentai, di parti onirici come il tentacle rape, delle identità confuse tra erotismo asiatico e canoni estetici che guardano di continuo al modello europeo-statunitense. È il Paese in cui si possono trovare distributori automatici di mutandine sporche con la foto della ragazza che le ha indossate sulla scatola, dove l’industria dei sex toys e della produzione pornografica è reclamizzata per strada, fuori da ogni pruderia, come un ristorante di sushi.
Nella collisione tra disciplina e desiderio, il 70% dei giapponesi non ha relazioni sessuali.
L’astinenza dalle relazioni sessuali più alta, nel Paese con il più alto tasso di stimoli sessuali, come se fossero ormai tanto assuefatti da non averne più bisogno?

Uno degli uomini intervistati nel documentario dichiara di preferire masturbarsi invece di avere rapporti sessuali con la sua fidanzata, così che può evitare di affrontare la sua pigrizia e può concentrarsi solo su se stesso invece di doversi occupare anche del piacere di lei. E così meglio una vagina di plastica che dover subire l’ansia da prestazione perchè lei non raggiunge l’orgasmo.
Fumijo non fa sesso con la sua fidanzata da due anni, ma non ha rinunciato al piacere e appena esce dal lavoro va in uno dei tanti negozi di dvd pornografici ( ce ne sono più di 500 solo a Tokyo ), si chiude in una cabina per una o due ore e poi torna a casa per cena.
Desideri senza corpi, ormai svincolati dal pensiero per la scoperta del corpo della persona con cui provare piacere, ormai privi della fonte primaria del desiderio – almeno antropologicamente – ossia il contatto.
L’industria del sesso sembra sostenere ed essere regolata proprio in base alla fruizione masturbatoriala maggior parte della produzione, l’80% sono oggetti per la masturbazione.

Tutto orientato prevalentemente verso gli uomini, ovviamente. Perchè sono soprattutto gli uomini a dettare questa tendenza, preferendo il sesso in solitaria e perché è a loro dunque che industria pornografica e del sesso in generale si rivolge quasi completamente.

Mayumi Futamatsu, sessuologa intervistata nel documentario, riceve infatti ogni giorno quasi solo donne angustiate dall’idea che i mariti e i fidanzati abbiano perso interesse per i loro corpi, per le loro esistenze. Sono quasi tutte parte di coppie “sexless“, senza sesso, ovvero quelle coppie stabili in cui si fa sesso meno di una volta al mese. Molte di queste donne, racconta, rifiutano di ammettere che il sesso ha abbandonato le loro vite anche quando hanno rapporti solo una o due volte all’anno: il distacco dei corpi, lo svuotarsi dei desideri comuni è un passo difficile da accettare. Così che del 70% delle persone che non hanno reali relazioni sessuali, solo il 37% si riconosce tale.

Normalmente, sono gli uomini ad avere meno problemi ad ammetterlo, perchè è dalla parte maschile che nasce il distacco dal sesso, mentre le donne lo subiscono passivamente.

Anche per le donne sono sorti negozi e produttori di sex toys al femminile, ma il loro uso è slegato dall’autodeterminazione erotica, quanto suggerita proprio alle “donne abbandonate” per supplire alla mancanza di sesso.
Inoltre tra le più giovani ci sono tante ragazze che fin dal principio della loro attività sessuale, credono che la relazione erotica sia ormai troppo difficile, piena di regole e tecniche da seguire, al punto che sia meglio divertirsi da sole e abbandonare l’ansia di dover seguire le codifiche del mondo pornografico. E i desideri profondi, nessuna li esplora più.
Possiamo raccontarci che la chiave di questa tendenza in Giappone sia, in generale, una scarsa propensione al contatto umano, fisico.
In realtà il rischio di essere completamente dipendenti dalle immagini pornografiche dall’immaginario individuale che i sex toys propongono è comune a tutte le culture che usino pornografia mainstream in maniera massiccia, quasi esclusivo riferimento dell’immaginario erotico collettivo.

L’Italia è senza dubbio tra queste.

Anzi, è sottoposta a continui stimoli sessuali anche al di fuori della pornografia: dalla pubblicità di un ammorbidente, all’intrattenimento televisivo, fino ai talk show di sinistra dove però si va sempre a finire a parlare di escort, la sovrastimolazione sessuale, virtuale, evocata, riguarda anche il nostro Paese.

In Giappone pornografia e utensili vari non sono più di stimolo per una vita sessuale condivisa, ma sono ormai succedanei dei corpi e delle pratiche reali.
Lo Stato interviene per rimediare al bassissimo tasso di natalità del Paese e promuove delle “Settimane della famiglia” per cui i dipendenti sono spinti a stare in vacanza con mogli e fidanzate e quindi a trovarsi quasi “costretti” ad un avvicinamento.
Intanto, il sesso diventa quindi di plastica, meccanico, stimolatorio. Fuori dal contatto con le imperfezioni, con i problemi di relazione, con gli odori e i rumori dei corpi altrui. 

GIAPPONE: IL 70% DELLA POPOLAZIONE NON FA SESSO. AL MASSIMO, LO FA DI PLASTICA 

Japanese Child Porn Culture 11 FEBBRAIO 2015


Come da dieci anni a questa parte, il progetto andrologico permanente Androlife ha pubblicato i risultati dell’indagine su 1500 studenti diciottenni padovani. La fotografia che ne emerge è quella di una generazione sempre più proiettata sull’uso delle tecnologie e delle droghe
L’altro dato è quello del consumo della pornografia online: otto diciottenni su dieci hanno dichiarato di collegarsi ai siti porno e più della metà lo fa più di una volta a settimana. Il rischio è quello della cybersex addiction, il bisogno compulsivo di vedere video pornografici. Spiega al Mattino di Padova l’andrologo Carlo Foresta, presidente dell’omonima Fondazione: «Quando la frequenza di accesso ai siti pornografici diventa abitudinaria, il 40% dei giovani dichiara una modificazione della percezione sessuale a questi stimoli. Questo si traduce anche in riduzione o perdita del desiderio sessuale».
Ecco un caso, inviato da un giovane 22enne alla Fondazione Foresta Onlus: «Ho iniziato a guardare porno a 14 anni e ho continuato fino ai 21, sviluppando una disfunzione erettile probabilmente correlata. Dopo vari tentativi, da fine agosto mi sono astenuto dal porno e dalla masturbazione ed ora la mia libido è praticamente morta, ad eccezione di sporadici sogni erotici. Ho paura di rimanere in questa fase di assessualità per sempre. Ho letto che ci vogliono anche anni per tornare alla normalità e la cosa mi spaventa, sono demoralizzato»








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